Screening, prevenzione e trattamento dei tumori cutanei e neoformazioni cutanee

Irene Rajmondi - MioDottore.it

DERMATOSCOPIA & MAPPA NEVICA


La dermatoscopia consiste nell’osservazione di una lesione cutanea mediante un apparecchio, detto dermatoscopio, che permette di osservare caratteristiche non visibili ad occhio nudo o con la semplice lente, favorendo quindi la diagnosi delle lesioni stesse. Questo strumento monta una lente con un ingrandimento compreso tra le da 10 e le 30 volte e può essere manuale oppure digitale; quello digitale permette attraverso dei software anche di acquisire e registrare l’immagine della lesione per rivalutarla successivamente. La tecnica è stata messa a punto per l’osservazione e la diagnosi delle lesioni melanocitarie , cioè i nei (termine corretto NEVI), in cui l’osservazione di specifici patterns sub-cutanei permette una maggiore sicurezza diagnostica, soprattutto per la diagnosi precoce del melanoma; nel tempo sono stati definiti anche dei patterns per la diagnosi di lesioni tumorali non melanocitarie (carcinomi basocellulari, carcinomi spinocellulari, cheratosi attiniche, ecc) e successivamente anche di patologie non tumorali (psoriasi, lichen, alopecie) o addirittura di patologie infettive (scabbia, pediculosi). Si parla di dermatoscopia quando viene effettuata l’osservazione di una lesione per meglio precisare la diagnosi clinica. Si parla invece di mappa nevica quando si fa un controllo generale dei nevi di un paziente, che verranno, se sospetti, registrati e individuati in una sorta di mappa del corpo del paziente, e periodicamente rivalutati; una volta si faceva ricorso alla chirurgia molto più frequentemente; questo metodo permette di selezionare i nevi da asportare da quelli che possono essere seguiti, purchè ci sia un sistema di follow up affidabile. Chiaramente l’osservazione di patterns indicativi di lesioni pericolose, pigmentate o meno, sarà seguita dalla richiesta di asportazione chirurgica ed esame istologico, che potrà confermare o meno la diagnosi clinico/dermatoscopica, che rimane comunque pur sempre una diagnosi di sospetto. L’avvento del dermatoscopio ha completamente modificato la visita dermatologica, e rappresenta ormai un accessorio indispensabile nell’ambulatorio del dermatologo.

 

 

TERAPIA FOTODINAMICA DAYLIGHT


La terapia fotodinamica (PDT) è una nuova tecnica terapeutica per il trattamento di neoplasie cutanee non melanocitarie, in particolare le cheratosi attiniche.
Recenti e molteplici pubblicazioni ne indicano un più ampio utilizzo, esteso anche a patologie non tumorali. Si tratta di una tecnica bifasica che consiste nell’applicazione, nell’ambulatorio del medico, di una crema contenente una sostanza, l’acido aminolevulinico, in grado di concentrarsi nelle cellule interessate dal processo di fotodanneggiamento; tale sostanza, che le nostre cellule già sintetizzano in piccolissima quantità, e quindi già conosciuta dall’organismo umano, in seguito all’esposizione alla luce solare si trasforma in una sostanza tossica per la cellula stessa, portandola a spontanea eliminazione. Con un preciso protocollo standardizzato si crea quindi una distruzione selettiva delle cellule fotodanneggiate, che passando da una fase, chiaramente infiammatoria, porta ad un rinnovamento epidermico con scomparsa delle cellule cancerose e precancerose; questo fenomeno si manifesta con un’esfoliazione simile a quella che si realizza in seguito ad un peeling. L’effetto finale del trattamento è un miglioramento estetico che fa di questo trattamento una terapia adatta alla prevenzione dell’evoluzione delle cheratosi attiniche, ma anche dei segni del fotoinvecchiamento cutaneo. Macchie, rughe superficiali e lentiggini solari migliorano anche dopo una sola seduta, insieme alle cellule precancerose.

 

 

FELC+


Evoluzione del più noto Plexer, apparecchiatura ideata dal Prof. Giorgio Fippi, geniale medico e inventore di diverse tecniche, da lui messe a punto e da molti scopiazzate; questa apparecchiature, FELC+, che sta per generatore di Flusso di ELettroni Convogliati, determina una NANOCOMBUSTIONE della cute su cui viene applicata, senza causare danni a livello dermico, quindi senza esiti cicatriziali. Con questa tecnica si possono trattare con ottimi risultati macchie, cheratosi, verruche, fibromi cutanei, il tutto in anestesia locale (con crema anestetica) e senza controindicazioni, in quanto l’assenza di correnti elettriche e di sanguinamento permette il trattamento anche di pazienti cardiopatici e anziani. Il risultato estetico, sempre molto buono, è chiaramente legato anche alla stretta osservanza da parte del paziente del comportamento e delle terapie da seguire dopo la seduta.